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Sacro è il corpo

Nel 2006 continua la ricerca artistico-spirituale con l’opera “Sacro è il corpo”, esposta nel 2007 alla mostra “Tuscolanae”, II edizione, alle Scuderie Aldobrandini a Frascati, composta da un trittico con tecnica mista con uso di foglia d’oro e di tempera all’uovo su lastra di ottone. L’opera vuole rivelare che il nostro corpo attraverso Cristo (tondo centrale) è destinato a partecipare al dinamismo trinitario.

 

 

"Sacro è il corpo" (La rosa)   di Virginia Vittorini

Il percorso artistico proposto da Armanda Negri non va interpretato, come solitamente avviene nell’ambito di tradizionali retrospettive, in chiave cronologica, bensì come tragitto tematico.
Esso si compone, infatti, di creazioni accuratamente selezionate, relative ad una medesima e intensa ricerca, dalle quali si evince una dimensione spazio temporale inusuale: astorica, atemporale.
Si potrebbe definire un itinerario pausato da fasi meditative, profondamente introspettivo e contemplativo, avulso da qualsiasi riferimento pragmatico.
"Sacro è il corpo", ovvero "la rosa" è un’ opera di grande respiro che potrebbe essere interpretata come compendio e sintesi di tutta la mostra, realizzata all’insegna di un ovvio sintetismo contemporaneo, eco ed emblema, allo stesso tempo, di antiche memorie. Un’innegabile tradizione italiana si avverte nella selezione cromatica dei pannelli assemblati in una croce rinnovata nelle proporzioni. Vi si possono, infatti, individuare dominanze verdaccio, screziate e impallidite a tratti, lì dove acquistano la consistenza del bolo velato d’oro antico, di sapore trecentesco.
In realtà, la tecnica impiegata dalla Negri è assolutamente originale, mista su lastra d’ottone, foglia d’oro e porporina prive del cuscinetto di bolo e spesso trasgressivamente sovrastate dal colore e completate da interventi a grattage e frottage. Nel mezzo è la rosa, simbolo e metafora di criptici contenuti in senso lato, dagli insistenti motivi ad intreccio di petali nascosti da petali, culminanti in una centrale fonte di luce, colori , messaggi. Misterioso e semplicissimo fiore, le cui parti occultano e rivelano, come un labirintico mandala il fulcro di tutta l’opera e fonte di essenze.
Rosa astratta dal naturalismo mediante aristocratici ductus lineari freddi, azzurri e recessivi di contorno, avvampati di rossi e ori internamente, per concludersi nella trasfigurata convessità di un occhio dalla fissità bizantina.
"Lo stesso motivo è espresso dai petali del fiore di loto (…) in cui siedono Oro fanciullo, le deità indiane, il Buddha. 
La stessa immagine ricorre anche in Hölderlin:

 

Senza destino, come lattante
Che dorme, respirano i Celesti;
Serbato casto in umile bocciolo,
Eternamente fiorisce per essi lo spirito(…)

                    Gedichte Hölderlin, Hiperions Schicksalslied

 

Nel linguaggio figurativo cristiano Maria è il fiore in cui si cela il Dio, o il rosone in cui troneggia il rex gloriae e il giudice del mondo"*
In definitiva l’artista sembra voglia collocare quest’opera e tutta la sua vasta ricerca nel mezzo di due culture, quella occidentale e quella orientale, avvalendosi di un pauperismo spesso intenso e graffiante, materico ed essenziale e di un contrastante linearismo ermetico, ieratico e freddo,
rinnovandosi nelle tecniche ma soprattutto nei contenuti.

 

*C. G. Jung, "Gli archetipi e l’inconscio collettivo, Bollati Boringhieri, Torino, 2005; pag.319